L’Amore Cremisi: il cinema dell’anima nel nuovo romanzo di Claudio Sestieri
Cosa succede quando lo sguardo di un regista si posa sulle pagine bianche di un libro, spogliandosi della macchina da presa per consegnarci la mappa nuda e intima di un sentimento? La risposta è racchiusa tra le pagine di L’Amore Cremisi, l’ultima fatica letteraria di Claudio Sestieri. Regista, sceneggiatore e intellettuale fine – che ha segnato il grande cinema italiano fin dall’esordio nell’86 con Dolce assenza e ha saputo rileggere i classici con pellicole come Chiamami Salomè con Elio Germano – Sestieri firma un’opera straordinariamente visiva, densa e densamente cinefila. Un romanzo che si muove al ritmo sincopato e affascinante della Nouvelle Vague, oscillando costantemente tra una Roma geometrica, nostalgica e i silenzi sospesi dell’isola di Filicudi.
Intervistato su questa sua opera, l’autore ha dato una chiave di lettura folgorante, definendo il libro come un vero e proprio romanzo sul desiderio e, al tempo stesso, come un “giallo sui sentimenti“. E in effetti la struttura narrativa ne ricalca l’indagine: non ci sono delitti da risolvere o colpevoli da assicurare alla giustizia, ma c’è un mistero del cuore da decifrare, una pista di indizi emotivi da seguire per sbrogliare la matassa di un’attrazione travolgente. Il desiderio diventa così il motore immobile di tutta la vicenda, quella forza generatrice ed enigmatica che spinge i protagonisti a cercarsi, a perdersi e a investigare l’uno la vita dell’altro.
Questa indagine sentimentale prende corpo sotto il segno del cinema fin dalle prime pagine, dove la storia si apre con un’apparizione che sa di mito. I due protagonisti, Luca e Ottilia, si incrociano per la prima volta in un luogo sacro per ogni appassionato di cinema: un DVD store a Testaccio. Non è un caso che sullo sfondo di questo primo sguardo aleggi l’atmosfera misteriosa, sdoppiata e ipnotica di Mulholland Drive di David Lynch. Ottilia appare tra i blu-ray con un look in bianco e nero che evoca immediatamente l’icona cinematografica Anna Karina. Ma Sestieri è un maestro nel non cadere mai nel cliché intellettuale, e qui introduce una trappola psicologica e ironica che ricorda da vicino il miglior Woody Allen di Io e Annie: se da un lato Luca sogna e respira cinema d’autore, dall’altro scopre la passione travolgente e del tutto incoerente di lei per le telenovelas sudamericane. Un contrasto ironico che alleggerisce la passione, rendendola squisitamente umana.
L’occhio del regista si percepisce chiaramente anche nella scelta dei luoghi, che non fanno mai da semplice sfondo ma partecipano attivamente al mistero e all’evoluzione emotiva dei personaggi. Ci si sposta così da Testaccio alla collina Fleming, all’interno di una casa che evoca esplicitamente le atmosfere e le celebri scale a chiocciola di Michelangelo Antonioni, dove sembra quasi di inseguire i fantasmi dell’incomunicabilità e del desiderio. A questa Roma geometrica, urbana e densa di architetture fa da perfetto e necessario contrappeso l’isola di Filicudi, uno spazio fatto di silenzi, di isolamento e di pura emozione, dove i sentimenti hanno finalmente modo di spogliarsi di ogni sovrastruttura.
«…e alla fine sulla pagina del 23 luglio, il giorno in cui Ottilia era stata lì con me, buttai giù un suo schizzo con la camicetta e la gonna rossa che indossava e scrissi: “Dalle 19 del 23 alle 8 del 24: le Ore Cremisi”» (pag. 154).
È proprio nel nucleo profondo del testo che si rivela il cuore più intimo e pulsante dell’intera opera. L’Amore Cremisi si svela, in ultima analisi, come il racconto di un’attesa, di un’ossessione e del tentativo disperato di fermare il tempo che scorre. Attraverso una privatissima “collezione di colori”, il protagonista cerca di catalogare e proteggere la felicità prima che sbiadisca, misurando quasi al millimetro le ore in cui il desiderio ha squarciato la quotidianità. Claudio Sestieri ci regala così un romanzo magnetico che cattura il lettore proprio come farebbe una grande pellicola sul grande schermo. Una lettura caldamente consigliata a chi ama il cinema, a chi ama perdersi tra le strade di Roma, ma soprattutto a chi non ha paura di addentrarsi nel labirinto di un “giallo” emotivo in cui l’unico vero enigma da risolvere rimane la forza del desiderio umano.
Note biografiche
Claudio Sestieri (Roma, 1948) è un regista, sceneggiatore e scrittore italiano dalla profonda sensibilità culturale. Laureato in Lettere con una tesi in Storia del Cinema, ha saputo unire per tutta la sua carriera la passione per la narrazione visiva all’amore per la parola scritta.
Fin dal suo esordio nell’86 con Dolce assenza – presentato al Festival di Locarno con un giovanissimo Sergio Castellitto – ha saputo portare sullo schermo una sensibilità rara. Ha diretto film importanti come Barocco (1991) alla Mostra del Cinema di Venezia, ha riletto Oscar Wilde in chiave moderna con Chiamami Salomè (2008) insieme a Elio Germano, fino al suo film più recente, Seguimi (2018), un viaggio magnetico tra arte e vita girato tra Matera e Barcellona. Ha firmato storici programmi culturali per la Rai e ha anche una felice produzione letteraria, spaziando dalla saggistica alla narrativa d’autore. La sua transizione verso la scrittura letteraria rappresenta la naturale evoluzione di un autore poliedrico, capace di indagare le sfumature dell’animo umano sia dietro la macchina da presa che tra le pagine di un libro.
